Nato a Tagliacozzo, nella Marsica d'Abruzzo, in una terra dove la storia non è mai ornamento ma sostanza viva, Claudio Falcone ha trascorso quarant'anni fra i marmi e i silenzi del Museo Nazionale Romano, al Ministero della Cultura, nel cuore del patrimonio italiano. Decenni di sale, di luce radente sulle superfici antiche, di voci che aspettavano soltanto di essere ascoltate.
Da quella lunga frequentazione con il passato è nata una vocazione che non ha mai smesso di crescere: restituire parola a chi la storia ufficiale aveva condannato al margine o all'oblio. Donne soprattutto — pittrici, poetesse, rivoluzionarie, mistiche — che attraversarono le loro epoche con una forza che i secoli non riuscirono a cancellare del tutto.
Oggi Claudio Falcone scrive a tempo pieno, dividendo la sua vita tra tre luoghi che lo nutrono in modo diverso e complementare: Roma, con il suo peso di secoli, i suoi musei, la sua bellezza ferita e inesauribile; Pineto, il mare, la pineta, il silenzio che solo il Mediterraneo sa dare; Tagliacozzo, le montagne della Marsica, le radici, la gente che non dimentica. Cura personalmente ogni aspetto del proprio lavoro editoriale: dalla ricerca documentaria alla forma finale della pagina. Ha pubblicato oltre venti romanzi storici, con lettori in Italia e all'estero. Tra i suoi titoli: Artemisia Indomita, La Sarta di Jackie Kennedy, Me se sbrija lu core, Giulia Cesare, Io, Lucia.
Il suo modello narrativo è la frase lunga e musicale, il dialogo psicologicamente esatto, la fedeltà alle fonti primarie — lettere, cronache, testamenti — unita alla libertà di chi sa che la storia vera vive sempre nei margini dei documenti ufficiali.
Definisce sé stesso un artigiano del libro. È la definizione più onesta che conosca.